Argentarola scuba team

Log book

Capraia...si Capraia.

L’ isola di Capraia , grazie alla sua posizione geografica è per noi il paradiso tropicale a due passi da casa, si non a caso lo consideriamo il nostro paradiso tropicale, perché a causa della formazione vulcanica e della sua composizione geologica a Capraia l’acqua del mare è sempre qualche grado più calda che nel resto dell’Arcipelago toscano. Noi ci siamo arrivati spinti dalla ricerca di qualche immersione particolare ,che sicuramente abbiamo trovato, ma non solo, altrimenti non si spiegherebbe perché dalla prima volta che ci siamo stati ,ormai ci abbiamo fatto lo “ stradello”. Per Sabina è ormai la seconda casa, non passa mese che con noi, o senza di noi , lei prende” i ragazzi “, Pedro, Persetto e Giulio e se ne va a Capraia. Le immersioni che si fanno qui sono di quelle che non ti aspetti a queste latitudini, infatti la temperatura dell’acqua fa si che le dimensioni e la quantità dei pesci che si riescono a vedere siano nettamente superiori a qualsiasi altra isola dell’alto Tirreno. Anche l’Isola di Capraia fa parte del parco marino dell’Arcipelago Toscano e le immersioni si possono fare solo sul lato di nord-est, che comunque è senz’altro il lato migliore. Ci sono parecchi punti in cui vale la pena immergersi: l’aereo davanti al porto,lo scoglio del turco, la punta della fica, le formiche, in tutte le guide alle immersioni si trovano facilmente la descrizione dettagliate dei vari siti,noi le abbiamo fatte tutte… e più volte. In agosto, io e Sabina ci abbiamo anche portato Matilde che, anche rimanendo a “ quota open” è rimasta incantata dai branchi di dentici, dai grossi barracuda, dalle nuvole di tanute ma soprattutto dalle cernie… si le cernie e di quelle grosse. Le cernie di Capraia come tutti i pesci stanziali, sono facilmente individuabili, basta conoscere i punti giusti e noi, grazie a Fabio del “Capraia diving service”, li troviamo sempre, soprattutto “Cerniopoli”. Cerniopoli è un sito di immersione molto difficile da individuare,è in mezzo al mare,non ci sono grandi punti di riferimento e la corrente è sempre forte. Di questa immersione non darò nessun riferimento se non che si tratta di un pianoro a –40 con diverse spaccature che si prestano bene a ospitare anche pesci di grosse dimensioni. C’eravamo stati anche ad Agosto e a Novembre dell’anno scorso , ma l’immersione dell’ 10 ottobre è stata senza dubbio la migliore , sia perché ci siamo portati dietro le bombole di fase col nitrox 36,ma anche perché siamo scesi con le tasche del gav piene di leccornie per le nostre amiche. Cerniopoli è la classica immersione quadra, che si presta bene anche alla pianificazione con le tabelle di decompressione ma preferiamo comunque utilizzare i computer anche a causa dell’azoto residuo delle immersioni precedenti. Così la mattina del 10 ottobre dopo una bella colazione al bar del porto di Capraia e uno sguardo al mare,si comincia a preparare per l’immersione top di tutta una serie di tuffi, che nei giorni precedenti, ci hanno fatto vivere il mare nella sua essenza più intima. Il mare è mosso, si è alzato un po’ di gregaletto, l’attrezzatura è pronta e le mute ce l’abbiamo gia addosso,Fabio accende il motore del “m’aggio”, io mollo di prua ,Fabrizio di poppa … Dopo poche miglia di navigazione siamo sul posto,lo scandaglio segna –40 e dopo un paio di giri in tondo si da fondo con quasi 70 mt di catena… la barca si mette subito in tiro…la solita corrente. Il trapezio è d’obbligo, si prevede una deco di almeno 20-25 minuti con una corrente di 4-5-nodi, bisogna anche fissarlo alla catena dell’ancora per tenerlo in posizione. Uno dopo l’altro siamo in acqua e con l’ausilio di una cima fissata sulla prua ci si avvicina alla catena ,la barca salta troppo ,è pericoloso… si va subito giù. Qui si vede la preparazione…,un tuffo nel blu a quaranta metri lontano dalla costa non è sensazione da poco , la discesa sull’ancora è abbastanza faticosa ,il consumo d’aria fa abbassare i manometri sensibilmente,ma la decompressiva ci da la tranquillità necessaria per goderci uno spettacolo decisamente notevole. Appena sotto i – 20 mt la corrente si fa più debole, possiamo lasciare la presa della catena, il fondo adesso si vede bene e cominciamo a distinguere in lontananza le sagome sinuose e rassicuranti di almeno 5 o 6 cernie di grosse dimensioni…sono tranquille ,sembrano quasi incuriosite dal nostro arrivo. La visibilità è spettacolare,intorno a noi ci sono branchi di ricciole e di barracuda ,senza contare i dentici e che dentici. La tattica è quella di rimanere fermi sul fondo e aspettare che siano le cernie ad avvicinarsi…apro la tasca del gav e prendo il sacchetto con la pastura che abbiamo preso dagli amici delle vasche, si quelle dell’allevamento a sinistra del porto; come lo apro succede il pandemonio,nuvole di tordi, donzelle,anthias e pescetti di tutti i colori e dimensioni spuntano da tutte le parti ,Fabio intanto apre anche la confezione di polpetti comprati alla coop e così completiamo l’opera, arrivano rapidamente anche le ricciole più voraci che mai. A questo punto le cernie invece di avvicinarsi si allontanano; hanno ragione loro, non si può stare in mezzo a quel casino, sembra di essere all’uscita delle scuola quando danno le vacanze. Noi le seguiamo, piano piano , nuotando lentamente, non bisogna infastidirle, altrimenti scappano. Ce n’è anche una albina , sarà almeno 80 cm e non è la più grossa , non sappiamo quale seguire, si muovono lentamente, la zona è piena di anfratti… sotto gli scogli… la seguo. Non ci rendiamo conto del tempo che passa se non controllando computer e manometri, entrambi scorrono… ho accumulato già una decina di minuti di deco a 3 mt. Intanto la cernia albina si infila in una spaccatura sotto uno scoglio , Francesco e Fabrizio vanno ad aspettarla sull’uscita, dalla parte di là…lei non esce, allora decido di” infilarmici” anch’io e… Schiena sulla sabbia e a faccia in su a –44 mt mi trovo il bestione che si nasconde appiattito a pochi cm dalla mia maschera…ci guardiamo negli occhi per qualche secondo… ok , è il momento di lasciarla in pace,stavolta mi rendo conto veramente di aver superato il limite della buona creanza… gli ospiti siamo noi e loro le padrone di casa. Mi guardo intorno, ci siamo tutti , Sabina rosica perché è senza macchina fotografica, Luigi intanto scatta a ripetizione. Fabio , ci segnala che deve risalire, lui non ha la decompressiva; noi ce la prendiamo più comoda, continuiamo ancora qualche minuto ad ammirare quegli stupendi esemplari che si muovono lentamente, sembrano quasi danzare . Pinneggiando in corrente mi avvicino alla catena e comincio a risalire lentamente,controllo il computer,mi fermo per qualche minuto a 30 mt mentre inizio a respirare EAN 36…continuo la risalita…lentamente fino alla tappa di 6 mt ,altri 5 minuti e poi a 3 mt ancora per 17 minuti guardando i barracuda che appaiono e scompaiono nel blu intenso del mar Tirreno. Il ritorno verso il porto , con il mare in prua bello formato è stato il continuo di un’emozione così intensa che solo l’isola più bella dell’arcipelago toscano può dare sia sotto che sopra la superficie dl mare. Giuseppe 11/02/08


Argentarola scuba team, l'inizio della storia.

La nostra esperienza nasce nelle acque dell’Arcipelago Toscano, dove siamo nati come subacquei ricreativi in seguito alla spinta emotiva della subacquea in crescita. Io per l’esattezza ho incontrato la subacquea molti anni prima,con l’Amico Stefano Mascioli,si con Stefano, Tommaso e Antonello delle rampe. Erano i mitici anni 70, a Porto S.Stefano si stava vivendo il boom delle costruzioni e della cantieristica nautica, la beat generation la faceva da padrona nelle occasioni e feste paesane. Noi ,i pischelli del momento, ne facevamo di cotte e di crude. Fra le barche a vela, le vespette truccate e le prime cottarelle ,ci frequentavamo, quando assiduamente,quando saltuariamente, sia d’inverno che d’estate, le ghenghe si incontravano e si separavano, secondo le situazioni; chi c’era lo sa. L’estate in cui vedemmo “Un mercoledì da leoni “ e poi “La febbre del sabato sera” , mi sembrò di aver capito l’essenza della vita, si come tutti quelli nati nei primi anni 60” , mi si aprì l’orizzonte. Quando Stefano tornò dal militare, cominciò anche l’avventura nella subacquea, ancora non “ricreativa” come la intendiamo oggi,ma comunque subacquea. Ci immergevamo con lo schienalino e la rubinetteria con la riserva a leva, un solo erogatore e le tabelle, che erano solo quelle militari, non ci servivano più di tanto perché comunque non si andava mai sotto i 20-22 mt, tanto che ci andavamo a fare, non si vedeva niente e poi le ostriche e le aragoste si trovavano anche a 10- 15 mt , i piombi ce li facevamo da soli “Squagliando il piombo rimediato in bottega”. Lo scopo della subacquea era la pesca, i grandi subacquei erano quelli che col bibombola e il fucile tiravano fuori delle cernie di 15-20 kig e oltre. In paese c’era anche “Gianni”, il professionista, il sub di esperienza, anche lui come Stefano venuto dal comando militare di La Spezia , di lui ne parlavamo con ammirazione e rispetto. Qualcuno studiava, altri lavoravano , le uscite in mare le facevamo spesso con il “ guzzo del ‘mi babbo” a Calagrande e a volte anche sulla parete della “Gerini”.Non davamo retta a nessuno. Eravamo in tanti a subire il fascino del mare: Un altro gruppo era quello di Marco e Marietto che pescavano in apnea spesso sui frangiflutti del porto e Fabrizio, che con la scusa del lavoro , ma soprattutto per passione si avvicinava alle bombole e agli erogatori. La notizia dell’incidente di Stefano a Giannutri arrivò con violenza, io ero al lavoro, era estate, all’inizio non era chiaro cosa poteva essere successo,forse la corrente…..poi lo trovò Gianni , non c’era più dubbio… Il dolore è stato troppo forte,la subacquea per me era finita lì. Negli anni successivi diversi santostefanesi si sono avvicinati alla subacquea,sono nati dei progetti importanti,è nato il circolo subacqueo “ Stefano Mascioli” che attraverso esperienze di vario tipo è sfociato nella grande avventura dell’Accademia Mare e Ambiente che ha dato vita nel 2000 alla realizzazione dell’acquario mediterraneo di Porto S.Stefano e al “centro didattico di biologia marina”. Io, intanto, continuando ad avere una forte attrazione per il mare , lo vivevo in tutti i suoi aspetti senza però pensare neanche per un attimo a indossare bombola ed erogatore. Il secondo incontro con la subacquea l’ ho avuto in mar rosso,con Stefania e le bimbe,sulla barriera corallina di Ras Mohammed, quando ammirando i colori dei pesci tropicali e la grandezza dei coralli e delle gorgonie ho sentito rinascere l’attrazione per il pianeta blu. All’inizio, dopo aver preso l’Open water dive SNSI ,compreso il brevetto Nitrox , mi sono immerso in Mar Rosso e in Sardegna acquisendo un minimo di esperienza con le nuove attrezzature ;Gav ,computer ,mute stagne e soprattutto con la subacquea ricreativa, si con il nuovo modo di assaporare le bellezze del mare pianificando tempi e profondità in modo da non uscire mai dalla curva di sicurezza Doppler di non decompressione e comunque facendo sempre delle immersioni nel pieno rispetto dell’ambiente marino e delle norme di sicurezza. La passione che continuava a crescere mi ha portato ad avvicinarmi al diving di Paolo, prima saltuariamente poi sempre più assiduamente , migliorando la mia conoscenza delle tecniche di immersione e intraprendendo un percorso didattico e di formazione insieme ad un gruppo di Amici e compagni di immersioni ,con i quali si è creata spontaneamente una sinergia che ci fa vivere in superficie con la massima spensieratezza e in acqua con la massima attenzione. Con Fabrizio ci conosciamo da sempre,ci siamo frequentati da ragazzini,lui e’ brevettato dall’81, c’era anche quando è nato il circolo sub “Mascioli”, conosce bene quasi tutte le immersioni tra l’Argentario, Giglio e Giannutri”, è un’ottima guida subacquea , esperto di barche e di mare, la leadership delle immersioni è quasi sempre la sua. Con Francesco,invece ci siamo conosciuti da militari, lui Napoletano doc ,trapiantato in toscana da 25 anni , formazione subacquea militare al Varignano e scuola di navigazione su motovedette alla Maddalena,in Sardegna,preparato tecnicamente e con un senso di attenzione in acqua pari alla sua simpatia fuori,insieme a me,di solito chiude il gruppo e controlla gli altri. Nel mezzo al nostro abituale gruppo subacqueo, ci sono Luigi e Sabina, entrambi appassionati di fotografia e autori di tutte le nostre foto sia sopra che sott’acqua. Sabina e Luigi li abbiamo veramente incontrati in acqua, prima lui durante le mie prime notturne,subacqueo tranquillo e attento ; poi lei ,abbiamo fatto insieme le prime prove con la “stagna”. Entrambi con diverse centinaia di immersioni registrate, di cui molte tropicali. Così dopo almeno un’ottantina di “tuffi” insieme, una sera,mentre tornavamo da un ciclo di immersioni all’isola d’Elba, ci è venuta l’idea…:- creiamo un circolo!:-si un team lo siamo gia’. Dopo neanche venti giorni e qualche altra immersione insieme , sempre noi cinque,al ristorante di “Betta” a Capraia,anche il nome è stato deciso ,è nato il Circolo subacqueo ricreativo”Argentarola Scuba Team”. Oggi , con ancora più esperienze accumulate, serate passate insieme e qualche altro brevetto conseguito ,il piacere di andare in acqua continua a crescere e soprattutto continua ad aumentare la stima e l’amicizia che ci lega. Giuseppe, 01/11/07


Isola di giannutri, Cala Maestra.

Giannutri 14/09/07 L’immersione del 14 Settembre la volevamo fare sulla secca di mezzo canale, ma poi , a causa della corrente e del mare da scirocco,abbiamo dovuto proseguire per l’isola di Giannutri, rotta per cala maestra. La mattinata era cominciata con un cielo coperto che non prometteva niente di buono, ma col passare delle ore e’ migliorato, così quando siamo arrivati di fronte all’insenatura di Cala Maestra, verso le 11,30 è anche uscito il sole e la temperatura si è alzata sensibilmente. A bordo si scherza,come al solito,intanto si preparano i gruppi,e le decompressive,il Tortelli appena rientrato dal Mar Rosso,ci descrive le meraviglie del Reef e dei Pesci tropicali ,intanto prepara il bibombola .Robertino assembla la macchina fotografica, anche Gigi e Sabina chiudono gli scafandri delle loro macchine…oggi ci sono più fotografi che pesci . Ci ormeggiamo sulla boa e mettiamo anche una cima a terra. Prima di scendere in acqua , ci scambiamo alcune considerazioni ; siamo tutti d’accordo … si arriva al “parcheggio”, qualche foto alle macchine, poi scendiamo fino alla base della parete si guarda il Nasim da lontano e poi si risale fino alla “grotta dei gamberi”. La configurazione è quella Decompression per tutti i sette sub, ma si decide comunque di non andare sul Nasim, io insisto con Fabrizio:- quando lo vedi gira a destra e non ci andare intorno. Il “Nasim” , a giudizio comune , è l’immersione top della nostra zona, il relitto raggiungibile in aria, basta controllare il tempo di fondo in modo da non accumulare troppo azoto…tutti i subacquei che scrivono,hanno descritto l’immersione sul Nasim Il Nasim è la barriera oltre la quale i subacquei ricreativi sentono di aver superato il limite . Il relitto è disteso sul fondale sabbioso di cala maestra ,si incontra il ponte a circa -50 mt e seguendo la fiancata si arriva alle eliche a circa –63 mt , a questa profondità è chiaro che il margine di errore è minimo. Gli incidenti subacquei che nel tempo si sono susseguiti in questo sito di immersione sono stati parecchi e in qualche caso anche con conseguenze estreme. Non si puo’ affrontare questa immersione come un’immersione ricreativa. Per noi non è la prima volta,io e Fabrizio ci siamo già stati , con Antonello e la “botta” di narcosi che fece “schizzare” Antonello in alto di una decina di metri me la ricordo ancora, soprattutto perché all’epoca pensavo che la narcosi fosse un inconveniente da neofiti e non da subacquei esperti e collaudati come lui. Intanto siamo tutti pronti e ad uno ad uno ci tuffiamo in acqua , ok…ok si scende con la nostra formazione solita ,io e Francesco per ultimi ,piano piano,prima sul pianoro, poi giu lungo la parete, in mezzo ai dentici e le orate,fino alle macchine. Ci giriamo un po’ intorno ,poi si continua a scendere contando le aragoste che sono negli anfratti della parete. Le torce sono accese anche se la visibilità è buona …controllo gli altri…c’è una grossa mostella sotto alla roccia vicino alla sabbia, guardo il computer, 49,6 mt e 3 minuti di deco… ok si deve cominciare la risalita. Mi giro intorno per incrociare lo sguardo degli altri , siamo tutti in pochi metri ma lo sguardo spazia e senza aspettarmelo mi trovo davanti agli occhi la sagoma scura e rugginosa del Nasim. La guardo ,mi giro verso la parete e… La sensazione che ho provato in quel momento è di quelle descritte nei manuali di subacquea : vista annebbiata, mancanza d’aria e un’impulso irrefrenabile di risalire in superficie…cazzo, e stavolta ci sta bene, questa è narcosi da azoto,pura, semplice e pericolosa. Negli attimi successivi mi è venuto spontaneo applicare tutte le regole dell’autosoccorso imparate nel corso “Stress e rescue” fatto l’anno scorso con Paolo, anzi con il M.I. Paolo Bausani . Per prima cosa ho riconosciuto la narcosi, anche se non l’avevo mai avuta prima, poi ho applicato il “fermati,respira, pensa e agisci”e ho iniziato ad alzarmi controllando il gav e il computer che cominciavo a rivedere bene mentre salivo metro per metro, preoccupandomi di segnalare la situazione al mio compagno di immersione , Francesco che si è accorto subito del mio disagio , dato che abitualmente ci controlliamo. Si, alla fine di solo disagio si è trattato, visto che risalendo lentamente di una decina di metri tutto è tornato come prima ,mi sono fermato e ho aspettato gli altri che stavano risalendo verso la grotta dei gamberi. L’immersione è continuata tranquillamente, continuando ad ammirare le bellezze del mare di Giannutri, osservando i dovuti tempi di risalita e di decompressione, assaporando il fascino che il mare esercita su chi lo ama,senza però sottovalutare mai la sua pericolosità e senza mai mancargli di rispetto. Dopo questa immersione è stato d’obbligo il debriefing ,durante il quale abbiamo analizzato la situazione,senza particolari preoccupazioni ma senza neanche minimizzare troppo perché è chiaro a tutti che quando si è in acqua i pericoli legati a problemi fisici si moltiplicano e le attenzioni necessarie allo svolgimento in sicurezza di questa affascinante attività devono essere sempre adeguate . Giuseppe,Ottobre 2007.


Isola del giglio 10/08/07 Full day con notturna.

Negli ultimi mesi ci siamo fatti almeno una ventina di immersioni tra l’Argentario, il Giglio e Giannutri e poi c’è stata anche la parentesi Sardegna con il Tortelli,ma le due immersioni del 10 agosto al Giglio hanno di diritto la precedenza sul Log Book per le sensazioni che il mare sa trasmettere quando s’incazza. Le uscite di luglio col Cala Won sono state caratterizzate dal bel tempo , ce le siamo godute insieme alle famiglie facendoci anche dei bei bagni tra un’immersione e un'altra e le due isole ci hanno regalato il miglior spettacolo che la natura può dare nella stagione calda. Quando ci siamo sentiti, nei giorni precedenti, la voglia di farci una bella notturna si è fatta spazio subito in maniera decisa, il dubbio era solo sul giorno , giovedì o venerdì…..guardiamo le previsioni poi si decide. Il tempo non è dichiarato anzi, nei gorni precedenti ci sono state delle belle” sventolate ” da libeccio e da maestrale con continue rotazioni che ci hanno fatto tenere sempre gli occhi sul mare. Già domenica….Francesco non è potuto rientrare dalla Corsica e io sono dovuto scappare da Calagrande . Si decide per venerdì , Fabrizio conferma la disponibilità della barca , così puntuali come le tasse, alle due e mezzo siamo tutti sul Cala Won, noi cinque , Stefanino , Ale , Marco e due loro amici , Riccardo ed Elena. Carlo è a bordo e appena arriva Lallo “mollamo l’ormeggi”, il cielo è scuro, ha piovuto tutta la mattinata , ognuno dice la sua:- per me apre. Fabrizio;- Ci credo poco. Carlo:-Comunque al Giglio il ridosso lo troviamo. Si esce dal porto, stavolta stiamo dentro. Lallo comincia subito a preparare il pane e le acciughe, Carlo al timone intanto si informa sul vhf con le paranze in pesca alle Formiche e nel “canale”. Sul Mediterraneo ci sono due basse; il radar è acceso e si vedono benissimo i piovaschi intorno all’Argentario. Il mare è formato,a bordo si balla un po’, Fabrizio si accende il sigaro e guarda il cielo, Luigi comincia a preparare la macchina fotografica, qualcuno cerca di schiacciare un pisolino ma Sabina, come al solito, non dà tregua. Il Cala Won naviga decisa con rotta 270°, si decide di fare la prima a “Le Scole” e poi la notturna a Cala Gabbianara. Cerco il bollettino sul ventisette mentre c’è una chiamata generale da Roma Radio per avviso di burrasca:- burrasca forza 7 in atto su Tirreno centrale da Nord-Ovest. La cerchiamo sul radar , si vede bene ,è sul canale di Piombino e viene verso di noi. Siamo arrivati quasi al Giglio, cominciamo a sentire il ridosso,si naviga meglio. Intanto cominciamo ad assemblare i gruppi…noi 5 abbiamo le 18 lt e le decompressive caricate con ean 36, gli altri le 15 lt…faranno un’altra immersione…senza scendere troppo. Nel pianificare questa immersione abbiamo deciso di raggiungere la base del costone a 50 mt con una permanenza di qualche minuto per dare uno sguardo all’anfratto che poggia sulla piattaforma sabbiosa,così le bombole di fase sono d’obbligo e i palloni da decompressione irrinunciabili . L’equipaggio cerca di dare fondo al riparo della Scola Grande mentre il vento aumenta e il mare si gonfia ….noi siamo pronti…l’attrezzatura è completa . Prima di scendere in acqua prendiamo accordi col comandante, si chiariscono eventuali procedure di risalita a bordo. Briefing veloce e poi in acqua, uno dietro l’altro, la corrente è forte, ci si scambia l’ok e poi giu, in picchiata per superare i primi metri,mentre la burrasca arriva . Arrivati alla base dello scoglio vediamo la seconda ancora del Cala Won che “sferra”, il vento forte fa girare la barca,io e Fabrizio siamo i primi , arrivano Sabina e Gigi,Francesco è un po’ più in alto ,lo aspettiamo mentre la calma più assoluta ci circonda, a –15 il tempo è bello e l’acqua è calda, ci guardiamo intorno. Iniziamo la discesa mentre i dentici che si contendono il cibo con le orate e i saraghi si allontanano al nostro passaggio, ce ne sono di grossi,si arriva alla “Madonnina col subacqueo”,ci fermiamo un attimo, è doveroso, poi continuiamo la discesa ,ci lasciamo l’ancora più grande sulla sinistra….è tutta incrostata….chissà da quanti anni è stata persa. Appena la luce del sole si fa più debole accendo la lampada… è un’esplosione di colori…l’acqua è trasparente , le aragoste ci guardano tranquille, lo sanno che le rispettiamo. Luigi scatta alcune foto, ci controlliamo l’un l’altro,siamo alla base del costone a –50 mt ,la temperatura adesso è di 16°,la maestosita’ del costone di roccia ci sovrasta. I computer ci dicono che stiamo caricando azoto e mentre i manometri scendono noi cominciamo a risalire,lentamente ma con andatura costante,anche la temperatura risale . Qualcuno inizia a scekerare , è Sabina , ci indica un gruppo di grossi dentici che si nascondono, con le mani mima un pesce di circa 70-80 cm… l’ha visto solo lei… capita… Sono trascorsi quasi 40 minuti, siamo a 15 mt , si inizia col nitrox , io c’ho 2 minuti a 6mt e 15 a 3 mt… gli altri più o meno uguale. Li trascorriamo gironzolando al riparo delle rocce,giocando coi tordi e le donzelle, apriamo i ricci…e facciamo qualche foto mentre la sensazione è che il mare sia calmo e il cielo sereno. Ci godiamo gli ultimi minuti di un’immersione stupenda, di quelle che capitano ogni tanto,appena tutti i computer segnano che il tempo di deco è stato osservato ci molliamo dallo scoglio e sott’acqua ci avviciniamo alle scalette e a due a due risaliamo. Appena messa la testa fuori dall’acqua mi accorgo che il tempo cattivo è passato mentre noi eravamo “sotto”, è uscito il sole e il mare sta calmando. La risalita a bordo è facilitata da Carlo che ci alza le bombole e allietata da Lallo che ci ha fatto trovare la merenda pronta. L’altro gruppo guidato da Stefanino è gia a bordo ,iniziamo a scambiarci le impressioni, ci togliamo i gruppi e ci apriamo le stagne, io e Fabrizio ci troviamo davanti al tavolo delle bruschette con pomodoro e acciughe senza neanche spogliarci…Arriva anche Francesco,Sabina aggredisce la nutella ….l’ambiente è piacevole e noi, nonostante l’immersione , siamo freschi e rilassati…merito del nitrox. La seconda immersione in programma è la notturna a Cala Gabbianara, così mentre ci spostiamo sul nuovo sito si iniziano i cambi di bombola,questa volta si usano le “solo”15 lt e si preparano le lampade, almeno 2 a testa ( io e Fabrizio ne abbiamo 3),e le “strobo” sulla rubinetteria e sotto la barca. L’organizzazione è delle migliori, ognuno fa la sua parte,sia sopra che sott’acqua…intanto aspettiamo il buio ….qualcuno scambia sms sui colori del tramonto . Ci siamo ,sono quasi le nove, il sole è calato e i ragazzi non vedono l’ora di farsi avvolgere dal caldo abbraccio del mare di notte,iniziamo a tuffarci…è tanto che non facciamo immersioni notturne…ci mancava. Le procedure e le cautele da osservare per le “notturne”sono quelle dettate dalla didattica SSI e la formazione ricevuta da Paolo durante i corsi fatti negli anni precedenti ci da la perfetta percezione delle difficoltà che questo tipo di immersioni comporta,ma , allo stesso tempo anche delle bellezze e del fascino che il mare sfoggia di notte. La lampada è accesa, scarico il gav, scendo di qualche metro…le aspettative non sono disattese… in un attimo capisco la differenza… ecco perche’ siamo tanto affascinati dalle” notturne” . Di notte il mare si trasforma ,tutto assume un aspetto più caldo; rilassante ma stimolante,nascosto ma evidente,viene fuori la parte femminile del mare, quella che di giorno non si riesce a percepire, la luce la nasconde. Fabrizio guida l’immersione,Sabina è in coppia con lui, io e Francesco chiudiamo il gruppo, da dietro controlliamo tutti, ormai ci viene naturale , non serve neanche dirlo. I pesci assumono dei colori brillanti , si vedono alcune varietà che sono tipiche della notte , incontro una “polpessa” così si chiama in toscana l’octopus macropulos , tutto puntinato di bianco , di giorno questo non lo vedi,ci scherzo delicatamente,lui( o lei) sta al gioco,mi cammina un po’ sulla muta e poi se ne và. I gamberi sono dappertutto,colorati di rosa e azzurro, incontro anche uno scampo,provo la stretta delle sue chele , tanto ho i guanti,ma la stretta si fa sentire comunque, ahi, ritraggo subito il dito. La temperatura sta scendendo, siamo sotto il termoclino, non serve neanche guardare il profondimetro ( ne abbiamo 2 ognuno) per sapere che è il momento di risalire, i limiti si rispettano. Le castagnole dormono sotto i sassi e le acciughine hanno preso il loro posto in quella fascia di mare che va dalla superficie a –10/12 mt; riflettono la luce delle nostre lampade, è normale, ma quando ci mettiamo in cerchio e spengiamo le torce per la prova di tranquillità , le vediamo brillare alla luce della luna ed è subito chiaro che , nel grande disegno della natura, le acciughe, sono i brillanti che formano l’immaginaria collana che l’Isola del Giglio indossa nelle notti d’estate. Nessuno è andato fuori curva di sicurezza,si riemerge tutti insieme e si sale a bordo. La cena a base di pesce è da far invidia ai migliori ristoranti locali, non ci facciamo mancare neanche il dolce, ce ne sono di quattro tipi…forse così è troppo. E’ il momento di rientrare a Porto S.Stefano, così ci prendiamo il caffè sul ponte superiore, mentre il Cala Won accarezza le 12 miglia di mare tra il Giglio e L’Argentario come se fosse seta e mentre guardo le luci che ci arrivano dalla costa mi viene in mente una frase di Cristoforo Colombo:-< La lingua non è sufficiente a dire e la penna a scrivere tutte le meravigile del mare>. Giuseppe 16/08/07


La secca della croce

La secca della croce, è un sito di immersione tra i più particolari della zona, a causa delle forti correnti, che qui creano addirittura dei piccoli vortici, che conferiscono all’immersione una difficoltà abbastanza elevata. Avevamo già fatto diverse immersioni con Massimo e Mauretto… oggi viene pure Francesca….andiamo al Giglio, poi si vede, si ma bisogna tornare presto. La mattina le telefonate si erano sprecate, Sabina doveva arrivare, Gigi era per strada, comunque come al solito all’una, tutti belli e pimpanti (più pimpanti che belli) , eravamo di poppa al gommone chi con la muta messa e chi da mettere. Si parte dal diving , Francesco al timone …intanto si assemblano i gruppi e si scherza . Il mare è calmo, kitty scivola a 22-23 nodi per 240° e quando Massimo dice: - perché non ci facciamo la secca della croce? La risposta à corale: - Siii. La secca della croce si trova facilmente perché costeggiando L’isola del Giglio dal Porto al Fenaio si passa davanti ad uno scoglio con una spaccatura a forma di croce che probabilmente si è formata durante il raffreddamento del granito….poppa alla croce si esce verso il largo e appena spunta la lanterna del faro di Punta del Fenaio sei sul cappello della secca , lo scandaglio rileva 6 metri , Fabrizio ritto sulla prua controlla il fondale… : - ok, qui va bene, butta l’ancora… parecchia catena. Metto in acqua il pallone segnala-sub che comincia a girare come una trottola, compie anche dei semicerchi e le correnti formano anche delle piccole onde che frangono le une sulle altre. I primi ad entrare in acqua sono Massimo e Fabrizio che iniziano subito a pinneggiare energicamente solo per rimanere accanto al gommone:- ...zzo oggi c’è da pedalare…ci troviamo sulla catena e si va giù tutti insieme. Dopo gli ok di rito si comincia a scendere, aggrappati mani e piedi alla catena dell’ancora che in certe situazioni si rivela preziosissima, io scendo per ultimo. Dopo i primi metri la velocità della corrente diminuisce e ci si comincia a mollare, a 10-12 metri si vede l’ancora che dopo un giro di catena intorno ad uno scoglio si è incastrata in una spaccatura. Iniziamo a seguire la secca in direzione 80-90° e la parete inizia a offrire uno spettacolo bellissimo con una limpidezza dell’acqua che solo in occasione di forti correnti è possibile ammirare. Le aragoste che si intravedono sull’imboccatura delle tane sembrano incuriosite dalla vista di tanti subacquei tutti insieme e due murene che si riposano tra gli scogli neanche si spostano al nostro passaggio. La passeggiata subacquea continua con un costante controllo reciproco fino ad una profondità di 46-48 mt, dopo si comincia a risalire attraversando un paio di canaloni completamente ricoperti di gorgonie gialle che ondeggiano sinuosamente come a sottolineare che in acqua tutto è armonia. Si continua a risalire lentamente girando intorno a dei grossi massi, cerchiamo la posizione migliore per la sosta di sicurezza e ci si avvicina al cappello della secca,quello a 6 mt,intanto desaturiamo. Ci ritroviamo tutti attaccati allo scoglio controllando computer e manometri,con le alghe che ci “sventolano” addosso. Luigi, che si è attardato un po’ di più sul fondo per fare una foto , ha “caricato” qualche minuto più degli altri, aspettiamo tutti. Non si può lanciare il cazzillo,ma appena ci stacchiamo la corrente ci porta velocemente verso il gommone,salgo al volo insieme a Fabrizio e Mauro, aiutiamo Sabina e Francesca a salire, arriva anche Gigi. Massimo e Francesco sono rimasti in acqua nel caso che l’ancora possa aver “afferrato”, detto fatto… come inizio a salpare il vericello sforza, Fabrizio dalla prua, mi fa segno di fermarmi, loro riscendono per liberare il ferro non passa un minuto che mi fa segno di salpare,mi aiuto anche con il motore. Insieme alla catena riemergono prima Francesco e poi Massimo… tutto ok….l’elica è ferma, li aiutiamo a salire a bordo e poi via si ritorna verso l’Argentario. La leggera brezza di terra che si incontra nell’avvicinarsi alla costa è piacevole e ci stimola ancora di più l’appetito che già non mancava, così il naturale epilogo di una bella immersione non può che essere davanti ad una bella pizza appena arrivati a terra e aver sistemato velocemente l’attrezzatura. Giuseppe 30/04/07


Argentarola agosto 2005

Snorkeling,,Guarracine o Castagnole. Leggendo oggi qua e là il manuale snorkeling SSI , trovo che la Castagnola viene chiamata “ guaracino” e questo mi riporta alla mente un episodio successo qualche anno fa proprio all’Argentarola. Avevo preso il brevetto “open” in Mar Rosso e l’anno dopo mi ero fatto qualche immersione in Sardegna, a Serpentara, così appena rientrato a casa a metà Luglio, non resisto alla voglia di telefonare a Paolo per fissare con lui qualche immersione e poi sentire i termini per frequentare un corso avanzato, visto che cominciavo a percepire la sensazione di interesse che la subacquea esercita su tutti quelli che ci si avvicinano. Quando arrivo al diving, comincio subito a sentire i vari sub che parlano di nudibranchi e uova di gattuccio,di posidonia e caulerpa taxifolia … mantre mi preparo iniziano subito le domande di routine : quante immersioni hai fatto, dove hai fatto le ultime…. e intanto si caricano i gommoni. Andando con un diving come il “Centro immersioni costa D’argento” ci si trova a contatto con esperti di subacquea a vari livelli, non mancano poi i ricercatori universitari o i biologi con tanto di cattedra e quel giorno sul Vivò, all’Argentarola eravamo almeno una decina di Sub oltre a Paolo e Enrico. Fino ad allora le mie immersioni registrate, quelle fatte con il brevetto, non erano più di dieci o undici ,ma la mia frequentazione del mare e dei pescatori era di almeno quaranta anni e le castagnole si erano chiamate sempre Guarracine o addirittura delinquenza, perché quando peschi a galla sono loro che si rubano l’esca senza rimanere mai “attaccate”. Dopo un’immersione che, per me, aveva tutto di nuovo e di affascinante e mi lasciò veramente a bocca aperta , mentre si ritornava indietro iniziò la discussione su ciò che avevamo visto , e al momento in cui nominai le “famose” guarracine, uscirono fuori i “professori” che ,prima si guardarono tra loro e poi iniziarono le prese di giro a raffica riferendo di termini più o meno forbiti per definire le castagnole. Il gioco è stato per me gradito e stimolante tanto che la sera stessa avevo già in mano un libro di biologia marina, ma la cosa che più mi è stata di aiuto è stato il fatto di capire in quel momento la differenza tra la subacquea e lo snorkeling. Per i subacquei Ara, nei primi quindici metri delle immersioni in mediterraneo si incontrano le Castagnole ,mentre per i praticanti dello snorkeling si incontrano le Guarracine , che per chi osserva il mesolitorale e i primi metri dell’infralitorale, diventano la presenza maggiore e costante di quella fauna marina che caratterizza tutte le coste e le secche del Mar Mediterraneo. Oltre i quindici metri, le castagnole lasciano il posto alle loro cugine Anthias Anthias o castagnole rosse…….ma questo si impara in seguito,bisogna prima conseguire il brevetto advancend open water diver . Giuseppe,25/03/07


Il Gronco dell'Argentarola 09/01/07

Del gronco dell'Argentarola si è sempre sentito parlare,c'è chi dice di averlo visto nella "cattedrale" e chi, come Luigi, racconta di esserselo trovato davanti come un felino in caccia, all'improvviso,vicino all'antro delle paramuricee. Sulle dimensioni poi si è spaziato molto, dai 2 ai 4 metri....... Quell'immersione del 9 di Gennaio ci è capitata quasi per caso,Luigi c'è di sicuro,Francesco c'ha da fà ,Sabina è rimasta a Roma, ma forse,mi dice Fabrizio:viene pure quello "zinghero" di Antonello. Si parte dal "centro immersioni", tempo dichiarato, mare calmo e sole a picco ,sembra una giornata di metà settembre.Siamo in quattro,si scherza a bordo del Kitty, i 250 cv che sono a poppa ci spingono come un soffio caldo sul mar Tirreno. L'Argentarola si fa vedere.....sembra appoggiata, il lato nord poi ci offre anche un minimo di ridosso dalla leggera brezza da sud che, riscalda ancora di più l'aria di mare. Il permesso ce l'abbiamo, le nostre 18 lt sono caricate a 220 bar e quello "zinghero" di Antonello,come lo chiama il maestro, è in mare con noi dopo non so quanto tempo, l'immersione si presenta decisamente bene. Ci vestiamo con calma e alle 2,28 siamo in acqua,la procedura è la solita ,ok,ok...,si scende e si controlla l'ancora;dopo poche pinneggiate sul pianoro a 12 mt scavalchiamo il costone.Ci sono diverse aragoste che ci guardano mentre scendiamo verso la base,Fabrizio ne prende una e la porta un po' a spasso,quando la lascia libera sembra quasi venirci ancora dietro per qualche metro, poi s'infila in una spaccatura nascosta da un cespuglio di gorgonie rosse. Antonello è davanti ,io subito accanto e loro due dietro a pochi metri,negli anfratti si vedono diverse "mostelle" di varie grandezze e gli scorfani ci guardano quasi scocciati ma non impauriti dalla nostra presenza. Mentre con le torce accendiamo i colori che a 30 mt ci regalano gli organismi incrostanti dell'Argentarola ,vedo Anto che mi indica, in maniera coincitata e gli occhi sbarrati, un anfratto davanti a noi; mi avvicino e ....... è lui,il bestione di almeno 3 metri che sonnecchia dentro la tana. Per almeno 10 minuti ci alterniamo con le lampade a illuminare e cercare di fotografare il famoso "Gronco dell'argentarola",poi, quando lo vediamo iniziare ad agitarsi decidiamo che è il momento di togliere il disturbo e iniziare a smaltire un pò di azoto risalendo piano piano verso il pianoro. Dopo 50 minuti di immersione con ancora 100 bar nelle bombole e gli occhi sbarrati di Antonello ancora davanti, la voglia di scambiarci battute sul" bestione" ci pervade e dopo la sosta di sicurezza riemergiamo con i sorrisi stampati sulle maschere. Giuseppe. 11/03/07


Argentarola 13 ottobre 2006. Crepuscolare.

Le crepuscolari sono quelle immersioni che ti danno la" doppia sensazione": ti vivi il tramonto sott'acqua e ti coinvolgi totalmente con il mondo subacqueo, avendo l'impressione di vivere l'intimità del mare in un momento della giornata molto perticolare, quando ci siamo rimasti solo noi e lui, gli "altri " sono gia' rientrati tutti. Quel pomeriggio di meta' ottobre eravamo appena rientrati da Porto Azzurro, con ancora negli occhi la purezza del mare dell'isola d'Elba ma con la voglia di confrontare nelle nostre menti, i colori e le percezioni appena vissute con il "meglio" della subacquea ricreativa:l'Argentarola, si l'Argentarola ,quell'esplosione di flora e fauna sottomarina che anche a profondita' limitate ti offre uno spettacolo di gorgonie, corallo, parazoanthus ,spugne incrostanti,aragoste e pesce stanziale veramente considerevole, difficilmente ritrovabile in altri siti di immersione. Rileggendo oggi il mio LogBook personale riporto fedelmente ciò che mi ero appuntato:ore 18,34 ,mare piatto,il sole sta tramontando dietro l'isola del Giglio,è una palla rossa. Arsura scivola sull'acqua lentamente, vado piano, appena planiamo per non disturbare troppo la natura che sta riposando dopo una giornata di sole. Mi avvicino rallentando al lato sud, Fabrizio è all'ancora, guardo lo scandaglio, 10 mt, Luigi prepara la macchina fotografica....abbiamo già le mute addosso ....ok qui va bene ...dà fondo. Mentre ci scambiamo reciproche impressioni, Francesco prepara la "strobo e il pallone",si ci vogliono entrambi. Siamo in acqua ,la vista del sole che si sta immergendo con noi è qualcosa di unico. Si accendono le lampade e si scaricano i gav , ci fermiamo sul pianoro a 12 mt, ci guardiamo ,è tutto ok ,l'acqua è calda,le coppie vengono da sole ,io e Fabrizio davanti e loro due a seguire. Diverse aragoste ci guardano mentre scendiamo lentamente ,nelle spaccature si vedono piccole cerniole ,una è pure bella grossa...a quest'ora si fanno avvicinare. Tocchiamo i 35-36 mt per poi risalire lentamente in parete fino alla grotticella con la bolla, dove ci attardiamo ancora una decina di minuti. Fuori è già buio pesto ma le stroboscopiche ci danno la posizione del gommone sia sott'acqua che sopra. Il ritorno è anche più piacevole dell'andata, andiamo piano per poter parlare, seguo le luci a terra e controllo anche il gps.....non si sa mai. Dopo Punta Madonnella ci ritroviamo di colpo in paese, le luci, i suoni che provengono da terra e gli odori che si sentono mi fanno ricordare ancora una volta che abbiamo la fortuna di vivere in uno dei posti più belli che esistono. Giuseppe 04/03/07.


Ode a Giuseppe

Ode a Giuseppe, poeta del mare
cantore di un mondo in cui naufragare
pensieri, emozioni, silenzi inebrianti
tu narri di un luogo mistero per tanti.
Discreto ti immergi fra cernie e donzelle
leggero pinneggi fra orate e mustelle.
In punta di piedi (forse.... pinne e calzari!)
bellezza tu cerchi fra gli anfratti dei mari.
Chissà se la torcia un giorno ti assista
e in una caverna appaia alla vista
non una aggressiva e mordace murena
ma una graziosa e attraente SIRENA....!

Ammiratrice anonima


Formiche 2

Giovedi' mattina presto, avevamo gia' rimandato a causa della perturbazione dei giorni precedenti, si decide di andare nuovamente alle formiche sperando di trovare un po' di visibilita'. In costa non si vede niente ma pur allontanandoci dallo "scoglio" non si vede la differenza nel colore dell'acqua..... speriamo bene. Arriviamo alle Formiche di Grosseto verso le 11,00, Paolo ha portato la macchina fotografica (quella professionale) e Luigi c'ha sempre dietro la sua sperando in qualche scatto buono. Appena ormeggiato il Kitty con due ancore... non si sa mai... ci prepariamo mentre si commenta il colore dell'acqua.... oggi ci dice male. Fabrizio va in mare per primo, poi io e via via gli altri,per ultimo Francesco, lo aspettiamo e poi giù fuori dagli scogli mentre ci controlliamo come al solito sia a coppie che in gruppo con le lampade accese, necessarie per questo tipo di immersioni con scarsa visibilta'. La sensazione è di calore ,nonostante la temperatura tocca i 13° siamo protetti dalle nostre mute stagne con sottomuta e calze. Ci facciamo la parete di sinistra, è completamente coperta di alghe e spugne incrostanti, Gigi riesce anche a fotografare un enorme polpo che Fabrizio ci indica sull'apertura di una tana che sembra un monolocale. Andare in acqua con i ragazzi e' sempre un grande piacere tanto che ci facciamo anche 10 minuti in sosta di sicurezza a giocare con le Donzelle pavonine che a 3-4 metri dominano "la scena". Fine immersione, si torna a bordo del gommone dove ci aspetta,dulcis in fundo, il cestino della merenda.Giuseppe 25/02/07


Scoglio del corallo 10/02/07

Sabato mattina, mare calmo ,temperatura sopra i 14°.Lo Scuba team è tutto disponibile,c'è anche Sabina e forse Paolo.Strano ma vero dopo mesi ci fà l'onore di venire con noi....stavvede' che il tempo cambia.Fabrizio tarda ,intanto Francesco carica le bombole ,io e Gigi siamo al pontile ,prepariamo il Kitty.Verso l'una e mezzo siamo pronti ,c'è pure Silvia ,fara'l'"uomo" di superficie,Sabina c'ha il raffreddore..-se non compenso bene riesco subito-....si gira la punta.Come c'era da aspettarsi cambia tempo ,"ti pareva".Si sta formando un po' di maestrale e c'è pure l'onda di libeccio di ieri sempre sotto. Siamo al "corallo" , si da fondo ,si balla un po'...povera Silvia ...ma lei lo fa volentieri...siamo pronti, si va in acqua.Non si vede niente e c'è corrente e mare formato,le coppie devono stare strette.Paolo guida e Gigi gli sta accanto,Fabrizio sta col "Maresciallo" e io con Sabina che ha difficolta' a compensare...mi fa segno di andare,gli rispondo che ci faremo l'immersione senza scendere troppo e in tranquillità.E' d'accordo mi da l'ok ,loro intanto scendono e fanno l'immersione al contrario del solito percorso facendo la picchiata sul fondo per poi entrare subito nel tunnel.Noi intanto scendiamo lentamente con parete a sinistra ci sono diverse aragoste ,le lampade illuminano tutto, i colori sono forti il corallo e pieno di polipi espansi.Nel canale a 24 mt incontriamo di nuovo i "ragazzi" ci salutiamo, tutto ok con Paolo ,poi loro si fanno il secondo tunnel noi continuiamo nella direzione dell'antro ,ci punto la lampada senza entrare ,c'è un cerianhtus attaccato al soffitto completamente aperto che in un esplosione di colori ondeggia con il ritmo della corrente. Stiamo risalendo , ci mettiamo in sosta a 5 mt al riparo dietro il pianoro,intanto arrivano anche gli altri ,ci facciamo la sosta con Paolo e Luigi mentre Fabrizio e Francesco sono a circa 5 mt da noi vediamo solo le lampade ma sappiamo che ci sono. Si puo' uscire , intanto il mare e' aumentanto, comincia a schiumare di brutto. Ci aiutiamo l'un l'altro ,ok siamo tutti a bordo....queste sono le meglio immersioni dove tutto deve essere controllato e ci si rende conto quanto e' bello il mare anche quando le condizioni non sono ottimali,però... si devono aumentare le attenzioni. Al ritorno si balla, mare di prua,poi al traverso e dopo la Cacciarella finalmente di poppa...Troppo bello.Giuseppe !8/02/07


Formiche di Grosseto 02/02/07

Venerdi' mattina, mi telefona Francesco...si va all'una? Certo ci vediamo al gommone...prendiamo i 18 lt. Chi viene? Io, te ,Fabrizio e Gigi. Si carica l'attrezzatura ; rotta 310° formica grande. Si mette un po'di maestralotto percio' ci arridossiamo sotto il faro, sembra di essere in un atollo tropicale . Si va in acqua....dopo una nuotata in superficie di una decina di matri attraversiamo la spaccatura tra gli scogli e ok,ok,ok,ok si scende . Lo spettacolo e' di quelli mozzafiato,la visibilita' e' ottima non c'è molta corrente , ci controlliamo l'un l'altro, puntatina a 43m poi un'occhiata ai computer, si comincia a risalire piano piano avvolti da nuvole di anthias e poi saraghi,tordi e anche qualche aragosta che fa capolino fra gli scogli. 43 minuti d'immersione e 7 di sosta ,di subacquea ricreativa pura, per poi rientrare ad uno a uno nel bassofondo dentro gli scogli. Fine immersione con 70 bar e una bellissima sensazione di liberta'. Giuseppe 15/02/07